Mea Culpa, Installazione, 100 x 90 cm, 2022
L’oggetto riproduce nelle sue fattezze un antico strumento di penitenza, ovvero i flagelli utilizzati dai membri della Confraternita dei Disciplinati. Il tema principale è l’esaltazione dell’oggetto-feticcio in particolare nell’ambito religioso.
Questa fascinazione, è stata alimentata dagli studi affrontati presso i musei etnografici, nel territorio della Lunigiana; nell’opera si può scorgere la presenza di simboli e amuleti della cultura popolare, come il corallo ricamato, o l’utilizzo del rosso a fini propiziatori.
La fotografia segue una narrazione magica, tra il tragico e la finzione teatrale, volutamente resa materica dalla stampa sul tessuto in cotone dei vecchi centrini recuperati dai mercatini di seconda mano. Le piccole pezze bordate dal merletto, contrastano con la crudezza e la rigidità dell’osso e del legno di nocciolo, di cui è composto il manico.
Al contrario della versione autentica, lo strumento se utilizzato accompagnerebbe il gesto in una carezza, pur conservando il suo peso iconografico originale, nel quale l’artista ha voluto concentrare simbolicamente tutta la gravosa operazione di consapevolezza del proprio Io e dell’elaborazione del vissuto.
L’utilizzo degli oggetti etnografici supportati da indagini antropologiche, è il filo conduttore di tutta la sua produzione artistica, in particolare per soddisfare la necessità del contatto con la materia e con la produzione artigianale, intesa non solo come creazione di un prodotto, ma come atto performativo di immedesimazione nella cultura popolare del passato. L’oggetto museale rappresenta una condizione culturale specifica, fatta di identità di popoli che hanno lottato per difendere la propria unicità, ed in questo esempio specifico, anche i propri culti.
Nell’installazione, la religione è un pretesto per analizzare i sentimenti che hanno mosso intere popolazioni, e che un tempo governavano ed ordinavano la cadenza dei mesi, gli eventi di vita mondana e le superstizioni
Lo spettatore, davanti a questa opera, è invitato ad abbandonare ogni forma di pregiudizio, per accogliere la commuovente ingenuità di un’epoca ormai lontana, in cui il senso di colpa cristiano fungeva come forma educatrice per tutte le generazioni e in diversi ambiti sociali.








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