Legati & legami, 2022

Legati & legami, video, minuti 1:40, 2022.

Dal punto di vista narrativo, il video riprende la tematica del rituale magico, nel quale il mazzo di fiori posto in una delle doppie visioni, funge da dagida, ovvero il feticcio appartenente alla cultura popolare e folcloristica, rappresentante la persona alla quale si vuole indirizzare il rito.

Questa dualità è presente anche nel titolo, infatti senza l’aggiunta degli accenti, le parole “legati” e “legami” possono reggere sia da imperativo che da sostantivo/aggettivo, suggerendo allo spettatore una connessione non solo di tipo spirituale ma anche emotivo e concreto.

L’identità gioca un ruolo fondamentale all’interno del racconto, l’artista protagonista si confronta con uno specchio in tutte le sue mutazioni, come a cercare conferme concrete di un dolore percepito e apparentemente invisibile, spunto derivato dai disturbi di personalità che rendono labile l’immagine che si ha di sé, non a caso la corda che si arrampica dalla schiena si legherà all’altezza degli occhi impedendo la vista ad uno di questi; altro riferimento alla malattia è la precisa durata del girato di 1:40 minuti, che si può ricondurre al versetto 1,40 del Vangelo secondo Marco, nel quale un lebbroso supplica per ottenere la guarigione.

La scelta formale dei fiori recisi come transfert porta con sé più di un concetto, oltre a costituire un elemento naturale e quindi vivente come l’essere umano, l’amputazione delle radici li rende sospesi e distanti dalla propria terra, richiamando un altro tema essenziale per l’artista: le origini.

Il filmato contiene una citazione ad un cortometraggio incompiuto di Maya Deren e Marcel Duchamp dal titolo “Witch’s cradle” del 1943, nel quale viene utilizzato il gioco della corda che esegue una scalata sul corpo di un soggetto, fino a divenire un cappio.

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